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Pubblicato il quinto working paper della Collana scientifica dell’Autorità Nazionale Anticorruzione: l’obiettivo è quello di condurre un’analisi della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (Bdncp), nell’intento di costruire degli indicatori di rischio di corruzione potenziale basati sui dati

ANAC: ipotizzato un nuovo indicatore della corruzione

28 Gennaio 2021
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L’ANAC ha pubblicato, sul proprio sito istituzionale, un testo, appartenente alla Collana scientifica, che – secondo quanto specificato dalla stessa Autorità – offre un contributo sulle tematiche inerenti la legalità e il contrasto alla corruzione, con particolare riferimento alla prevenzione, all’imparzialità dei funzionari pubblici, alla trasparenza amministrativa e ai contratti pubblici.

 

Nella Collana sono presenti due tipologie di scritti: le Monografie, edizioni tipografiche, e i Working papers in formato digitale e disponibili on line, cui appartiene quest’ultima pubblicazione, titolata “Data analysis e costruzione di indicatori di rischio di corruzione per la Banca Dati dei Contratti Pubblici”.

 

In particolare, il Working paper in esame rappresenta l’estratto di una Tesi di Laurea Magistrale in Informatica, nata con l’obiettivo di costruire – attraverso alcune tecniche di data analysis, applicate alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici – nuovi indicatori per la misurazione della corruzione coerenti con l’esigenza di disporre di strumenti oggettivi di rilevamento del fenomeno.

 

Nella prima parte del testo, viene evidenziato il complesso ed articolato sistema di definizioni della “corruzione” da cui l’autore desume la difficile sintesi in un algoritmo; nella seconda parte, lo studio si incentra su 6 possibili indicatori in grado di quantificare la corruzione o meglio di evidenziare “valori sospetti” espressi dalle stazioni appaltanti.

 

Tra questi ultimi, il primo indicatore riguarda l’incidenza delle procedure che utilizzano il criterio dell’offerta più vantaggiosa (OEPV) in rapporto al numero totale delle procedure di appalto, ciò in ragione di un più alto rischio di discrezionalità rispetto al criterio del prezzo più basso. Motivo per il quale, l’utilizzo dell’OEPV sarebbe – secondo l’autore – più indicato per appalti complessi, mentre il criterio del prezzo più basso sarebbe da preferire per appalti con componenti standardizzate.

 

Con il secondo e terzo indicatore, l’analisi degli appalti viene affrontata dal punto di vista delle tipologie di scelta del contraente, valutando:

a)              il rapporto degli appalti aggiudicati attraverso una tipologia di scelta del contraente priva di competizione sul totale, sottintendendo che una stazione appaltante che totalizza una significativa percentuale di gare “non aperte” su un numero elevato di gare totali, evidenzia un comportamento recidivo da segnalare ed eventualmente da monitorare;

b)              il valore totale delle procedure non aperte attivate dalla stazione appaltante, che a differenza del precedente indice si focalizzata sugli importi e non sul loro numero.

 

Il quarto indicatore, conta i bandi per il quale è stata presentata una sola offerta e che di conseguenza hanno coinvolto un solo partecipante.

 

Con il quinto e sesto indicatore diviene possibile affrontare le variabili riguardanti il tempo – non solo misurare quantità e importo degli appalti, ovvero quello:

a)                  compreso tra la data di pubblicazione del bando e la sua data di scadenza di presentazione delle offerte;

b)                  necessario per addivenire all’aggiudicazione.

 

Ciò con l’idea che ad un tempo molto stretto (soprattutto prendendo in considerazione l’importo) possa corrispondere, in generale, una situazione da monitorare.

 

Tali indicatori – una volta  identificati e, laddove già preesistenti, rielaborati – sono stati riparametrati sulla base dei dati ricavati dalla Banca Dati dei Contratti Pubblici, seppure quest’ultima abbia evidenziato diverse criticità, tra cui, la presenza di dati “sporchi o incompleti” e, in ogni caso, esprimesse rilevazioni relative ai soli ultimi 3 anni.

 

Il risultato finale è stata la costruzione di tabelle riassuntive dei valori attribuiti a ciascuna stazione appaltante in ciascun indice, sintetizzati in una colonna dedicata al  Corruption Indicator Score (CIS) complessivo, espresso con un punteggio capace di evidenziare le amministrazioni a maggior rischio di corruzione.

 

Rispetto ai tanti indicatori già presenti, quest’ultimo, il CIS, elaborato nel Working paper in esame, supera i rischi di soggettività insiti negli indicatori perception based,  – ossia quelli elaborati sulle opinioni e le percezioni di un campione di intervistati –   a favore di dati oggettivi ufficiali  trasmessi dalle amministrazioni pubbliche italiane.

 

Gli “indicatori” individuati sono, a ben vedere, gli stessi sui quali l’ANCE ha sempre posto attenzione, concentrandovi la sua azione, proprio perché “sintomatici” di possibili opacità nel mercato.

 

 

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Link esterni

·         ANAC

Working paper n. 5 

Collana scientifica dell’Anac

43305-Collana scientifica Anac – WP n_5.pdfApri
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