Nell’ambito dell’esame della Legge di stabilità per il 2015 presso la Camera dei Deputati, è stato approvato un emendamento, che proroga di un anno la possibilità per i Comuni di utilizzare il 50% degli oneri di urbanizzazione per finanziare spese correnti.
Per l’ottavo anno consecutivo viene quindi concesso ai Comuni di utilizzare in modo distorto le risorse destinate all’infrastrutturazione del territorio per coprire esigenze di spesa corrente.
Si tratta di una misura, inizialmente introdotta per soli 3 anni con la Legge di stabilità per il 2008, che è stata prorogata due volte : per due anni (2011-2012) con il decreto Mille proroghe di fine 2010 (DL 225/2010) e per altri due anni (2013-2014) con il DL “Pagamenti PA” (DL 35/2013).
Secondo le stime dell’Ance, realizzate sulla base dei dati della Ragioneria dello Stato, tra il 2008 ed il 2014, la norma ha consentito ai Comuni di utilizzare 7,4 miliardi di euro originariamente destinati ad investimenti per coprire spese correnti. In prima analisi, nel 2015, la norma dovrebbe permettere ai Comuni di utilizzare circa 700 milioni di euro per coprire spese correnti.
Dalla previsione di una nuova proroga derivano le seguenti riflessioni.
1. In un contesto in cui tutti sottolineano la necessità di ridurre il consumo del suolo e di incentivare la riqualificazione del patrimonio esistente, la nuova proroga appare anacronistica in quanto spinge le Amministrazioni a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione e ad utilizzare il territorio come moneta e non come sviluppo.
2. Inoltre, è paradossale che la norma proroghi un sistema che negli ultimi 7 anni, ha drenato risorse a favore della spesa corrente, togliendo quindi 7 miliardi agli investimenti locali a favore del territorio, esattamente l’importo delle risorse che il Governo intende ora destinare ad un piano di riduzione del rischio idrogeologico.
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